Andrea Pasini Trezzano sul Naviglio: la mia Italia

Andrea Pasini Trezzano sul Naviglio: la mia Italia

Pistole puntate verso l’obbiettivo, di Andrea Pasini Trezzano sul Naviglio.

Macchine di grande cilindrata col cruscotto cosparso di polvere bianca e banconote. Racconta Andrea Pasini Trezzano sul Naviglio. Un ragazzo si fa ritrarre mentre con una mano regge la custodia di un cd con sopra sei strisce di cocaina. Gli occhi arrossati rivolti all’indietro e il viso macchiato di bianco. Piantine di marijuana detenute illegalmente, ma pubblicate sui profili social per mostrare e mostrarsi senza vergogna.Andrea Pasini Trezzano sul Naviglio: Ecco chi sono i Rom che vivono in Italia. Lorenzo Lo Zinfro si fa chiamare Lorenzo il Magnifico e sul suo profilo di Facebook racconta la sua vita. Si autodefinisce “nullafacente presso figlio mantenuto” e i suoi vizi li paga lo Stato – gli extra li paga la merce che ruba e rivende al migliore offerente – mentre i cittadini italiani non riescono nemmeno a vivere degnamente perché costretti da uno Stato ingiusto a pagare tasse su tasse. Ecco a chi finiscono i soldi dell’onesto popolo italiano. Finiscono a Samuele De Santiago Loko che sul suo profilo scrive: “a te chi mi odi una pallottola in testa arriverà”. I profili Facebook di questi ragazzi sono completamente pubblici, visibili da tutti con facilità. Sono migliaia i giovani che li seguono e hanno fatto di loro un esempio da seguire. Una foto mentre si ubriacano, una mentre sniffano, una mentre mostrano fieri la merce che hanno appena rubato.Andrea Pasini Trezzano sul Naviglio prosegue: il tutto intervallato da citazioni e scene da film cult. Il Padrino e Scarface sono tra i preferiti. Senza temere alcuna ripercussione – e perché dovrebbero? Nessuno è mai andato a controllare – esibiscono la vita nei campi Rom. Quei campi che il governo accetta sul nostro territorio e che troppo spesso finanzia. Perché a questi personaggi è concesso di violare la legge continuamente, dice Andrea Pasini Trezzano sul Naviglio sotto gli occhi di chiunque e andare avanti impuniti? La giustizia deve valere per chiunque scelga di vivere nel nostro Paese. Questi personaggi, non solo continuano a violare la legge impunemente, ma non mostrano il benché minimo desiderio di diventare parte della nostra società. Sono loro stessi a definirsi nullafacenti. È vergognoso che il nostro Paese accolga e mantenga persone che vivono di espedienti criminali, nella certezza che ogni loro gesto verrà ignorato dalle autorità competenti. Come è possibile che l’Agenzia delle Entrate, capace di trascinare un uomo alla rovina per un conto mal saldato per errore, non si renda conto che i Rom vivono nella ricchezza, dichiarandosi invece nullatenenti? Basta guardare queste foto. Basta guardare le macchine di grossa cilindrata con cui girano per le strade della nostra città. Non possiamo continuare ad accettare una situazione del genere. Vestiti con panni eleganti seguono le loro vittime e sfruttano il primo momento di disattenzione per rubare preziosi dalla macchine di uomini e donne che come ogni mattina si recano nel posto di lavoro. Come possono le forze dell’ordine ignorare questi fatti? Come possiamo noi italiani sopportare in silenzio mentre queste persone ci sbeffeggiano pubblicamente? È Assolutamente inaccettabile, e come italiano onesto dico basta. La mia Italia non è questa. 

di Andrea Pasini Trezzano sul Naviglio

L’ISLAMIZZAZIONE, SE LOTTIAMO TUTTI INSIEME, NON AVRÀ VITA FACILE

L’ISLAMIZZAZIONE, SE LOTTIAMO TUTTI INSIEME, NON AVRÀ VITA FACILE 

di Andrea Pasini, Trezzano sul Naviglio

Islamizzazione. Ecco quello che sta succedendo nel nostro paese, veniamo colpiti ogni giorno da orde di barbari che mettono in crisi la nostra società, la umiliano, la pungolano, la sfidano e alla fine riescono sempre a scalfirla. Ciclicamente ci accorgiamo di quanto gli immigrati danneggino, ovviamente non tutti, l’Italia. Facciamo una breve ricapitolo degli ultimi, tragici, avvenimenti. A Roma un uomo di origine nordafricana, martedì 27 settembre, ha aggredito e rapinato una donna di 60 anni, nel quartiere Monteverde, prendendola a calci ed accanendosi su di lei fino a romperle alcune costole e spappolargli la milza. Il tutto è avvenuto all’interno del negozio del marito. Il risultato del “colpo” è di un mazzo di chiavi, quello di casa della signora, e 10 euro. Tra venerdì 30 settembre e sabato 1 ottobre, sempre nella capitale, un extracomunitario ghanese ha devastato quattro chiese romane. San Martino ai Monti, Basilica di Santa Prassede, chiesa di San Vitale e San Giovanni dè Fiorentini. Ecco la lista dei luoghi sacri dove l’africano ha scagliato il suo odio verso il cristianesimo. Simone Ferrari, curatore della Basilica di Santa Prassede, ha affermato: “Non era affatto pazzo, ma lucido e puntuale nel suo disegno”. A Mariano Comense, domenica 2 ottobre, un marocchino di 19 anni, spacciatore senza fissa dimora, per sfuggire alla retata della polizia ha investito l’agente Sebastiano Pettinaro, con la sua autovettura, mandandolo in rianimazione in fin di vita. 

Solamente le persone in malafede non si rendono conto di quello che sta accadendo. Ci troviamo davanti ad orde di uomini che ci detestano. Lo scrittore e giornalista svedese, Stieg Larsson, scrisse nel 2005 Uomini che odiano le donne, ecco io posso scrivere, senza nessuna fatica, un libro dal titolo Immigrati che odiano gli italiani. Non è follia, non è razzismo, non è ottusità mentale, basta guardare la realtà dei fatti per capire che ho ragione. Sfogliando un qualsivoglia giornale si leggono, ogni maledetto giorno, notizie come quelle riportate nell’apertura di questo articolo. Sono tre storie, tre storie diverse, eppure tutte uguali. Parlano di persone giunte nei nostri confini per staccare, pezzo dopo pezzo, i tasselli della millenaria storia italiana. Da una parte donne pestate, come nella peggiore tradizione, dall’altra danneggiamenti alla cristianità di questo paese ed infine uno spacciatore che investe un agente di polizia. Non ci resta che piangere, direbbe il giullare di corte Roberto Benigni ed invece no, noi dobbiamo incazzarci e mandare a farsi fottere quelli che detestano l’Italia. Stiamo morendo, ma possiamo ancora salvarci, guardare al passato per trovare nuova gloria, senza arrenderci. 

Il futuro ha un solo volto quello dei bambini e noi abbiamo smesso di fare figli. Simone Di Stefano, leader di CasaPound, qualche tempo fa, con tono provocatorio, diceva: “Diamo i 35€ che ogni giorno regaliamo agli immigrati, alle famiglie che hanno messo alla luce un figlio”. Ecco io riprendo questa provocazione e la rilancio. Dobbiamo difenderci, farlo ad ogni costo, cadere a terra non fa parte del DNA insito dentro noi. Quelli che arrivano da ogni parte del globo fanno nascere figli su figli, “venuti al mondo come conigli” per fare l’eco a Francesco De Gregori, e la parte sociale di questo Stato si concentra solo su di loro. In prima fila per l’assegnazione di lavoro, di danaro pubblico, di case popolari e gli italiani restano al palo. Per questo vi dico, freghiamocene, i soldi si trovano. Giovani coppie unitevi, guardate l’orizzonte e non fermatevi. Questa è ancora la nostra casa e la terra dei nostri padri non morirà certo così. Il danaro vi manca? Si trova, come si trova per gli altri si troverà anche per noi. E come scrisse Costanza Miriano, qualche tempo fa su Il Foglio, le responsabilità fortificano e noi è di questo che abbiamo bisogno. L’Italia non sarà mai una terra di conquista sottomessa e la risposta è nelle nostre mani. 

L’Aire, Anagrafe italiani all’estero, ci dice che nel solo 2015 quasi 110mila italiani sono espatriati e di questi il 37% sono millennianls, cioè giovani tra i 18 e i 35 anni. Per contro sono arrivati 150mila immigrati. La matematica è scienza, non sbaglia mai, i dati si sovrappongono e ci parlano della sostituzione del popolo italiano. Giovani baldanzosi, la speranza dell’avvenire, che dopo una vita spesa a specializzarsi decidono di lasciare questo paese. Dobbiamo avere la forza di dire no, nessuno sulla faccia della terra può offrire ai propri cittadini quello che l’Italia ha da mettere sul piatto. Bisogna crederci, crederci tutti insieme. Non usciremo sconfitti da questo secolo, la testa non ce la piegheranno mai. Chiaro?

Possiamo dire basta, gettare la spugna, guardare da un’altra parte. Oppure no. Quelli che arrivano in questo paese sono, per lo più, braccia destinate al malaffare. Spacciatori, criminali, predatori sessuali e per contro noi incentiviamo la fuga di cervelli. Vivo nel sud milanese e vi posso assicurare che la situazione peggiora giorno dopo giorno, anche se può sembrare un parossismo, la verità di questi luoghi parla di disagio e della concretezza di uno sfacelo che solo con la forza di volontà, più pura ed assoluta, possiamo invertire. Veniamo presi di mira, a volte vittime anche sotto il fuoco amico, ma dobbiamo avere la forza di cacciare chi non ha i requisiti per stare qui, liberare le città e riprenderle in mano, per evitare di vedere, nuovamente, situazioni come quella avvenuta a Piacenza. Un marocchino di 26 anni, insieme ad un complice, ha seviziato per ore due anziani e dopo 20 giorni è stato rilasciato. Queste assurdità non devono più accadere, l’odio che provano verso noi cristiani, verso noi ebrei, non deve avere quartiere. La fronte è alta, siamo pronti alla guerra, ci hanno costretto, non ci tireremo indietro. Né ora né mai. 

Andrea Pasini, Trezzano sul Naviglio

Andrea Pasini Trezzano – Priorità: espellere certi Rom dall’Italia

Andrea Pasini Trezzano sul Naviglio.

Di Andrea Pasini Trezzano sul Naviglio.

A volte conviene gettare lo sguardo al di là del confine, in Francia, non tanto per imparare i metodi di integrazione e costruzione di una società multiculturale (che anzi là sono drammaticamente falliti), quanto per fare nostra la loro constatazione che l’integrazione è impossibile.
Risalgono a qualche tempo fa e crearono parecchio scandalo le dichiarazioni dell’allora ministro dell’Interno francese Manuel Valls (poi diventato premier) sull’urgenza di “smantellare i campi rom in Francia” e di “rinviare i rom alla frontiera” in quanto “la loro aspirazione è tornare in Bulgaria e Romania”. In quelle frasi c’era l’ammissione che i primi a non volersi integrare sono gli stessi rom che “hanno modi di vita molto diversi e in contrasto coi nostri”; c’era il riconoscimento che una civiltà si fonda sulla condivisione di stessi luoghi e modi di vivere, non sul loro rifiuto o sull’utopia di poter conciliare culture e stili di vita agli antipodi; e c’era la preoccupazione sugli enormi problemi di natura sociale che quella mancata integrazione crea, dal degrado alla sicurezza, dalla spesa pubblica per garantire l’esistenza dei campi nomadi alla questione culturale di cosa significhi avere un’identità francese ed europea.
Ebbene, quelle frasi di Manuel Valls tornano tremendamente di attualità oggi e nel nostro Paese, uno Stato voglio ricordarlo in cui i rom rappresentano numericamente un’emergenza sociale non minore che in Francia, visto che sono in tutto ben 180mila. E, proprio come Oltralpe, anche da noi hanno l’abitudine ammessa da loro stessi e confortata da ripetuti episodi di cronaca di vivere “a spese nostre” in un triplice senso: perché si rifiutano categoricamente di pagare le tasse; perché vengono assistiti dal nostro Stato con erogazioni a pioggia (l’ultimo piano Rom è costato al nostro Paese 60 milioni di euro); e perché per tirare a campare anziché lavorare come tutti gli altri onesti cittadini, spesso si abbandonano a pratiche illegali o propriamente criminose (inutile citare i ripetuti casi di borseggi e furti nelle abitazioni).
A ciò si aggiunge il rifiuto del concetto stesso di vita stanziale e di adesione alle più elementari norme sanitarie. Basti fare un giro nei campi rom per capirlo: la presenza di baracche e catapecchie al posto di regolari fabbricati, e la mancanza dei requisiti sanitari fondamentali ne fanno quasi dei luoghi di sospensione delle normali condizioni di civiltà, isole infelici escluse dalla modernità, oltreché aree a margine in cui il rischio di autoghetizzazione e di auto-esclusione è fortissimo.
Allora, adesso che si vota nelle più grandi città italiane, da Milano a Roma (dove si concentra la più alta percentuale comunità rom) che facciamo, continuiamo a tenere aperte queste baraccopoli e magari a favorire il proliferare di quelli illegali, incentivando in tal modo anche il crimine che là trova quasi un brodo di coltura? O piuttosto prendiamo misure drastiche alla Valls? E cioè, chiudere tutti i campi rom (anche quelli legali) a meno che non cambino natura, cioè si adeguino ai normali criteri abitativi, urbanistici e igienico-sanitari del resto della città; accompagnare alla frontiera (come dice Valls) i rom che rifiutano di vivere in Italia e dare loro l’ “opportunità” (chiamiamola così) di tornare nel loro Paese (formalmente non sarebbe un’espulsione né una violazione di Schengen, ma un venire incontro alle loro aspirazioni di vita, incompatibili con la nostra civiltà); estradare tutti i rom che delinquono, facendoli processare nel loro Stato di origine, con la condizione di non poterli mai più far rientrare in Italia; espellere (stavolta in senso letterale) tutti i rom non comunitari.
Sarebbero queste le misure adeguate, che dovrebbero affiorare nei programmi elettorali dei candidati sindaci delle città italiane. E invece, da destra a sinistra, è quasi silenzio. Si ha troppa paura di violare il politicamente corretto, di apparire scomodi, di risultare xenofobi e si preferisce così eludere il problema, anche a costo di farsi del male. Se è un calcolo elettorale, dite ai candidati che si sbagliano di grosso: i rom, tra le altre sane abitudini dei cittadini italiani, rifiutano anche quella di votare… www.ilgiornale.it
Di Andrea Pasini Trezzano sul Naviglio