Andrea Pasini Trezzano – Priorità: espellere certi Rom dall’Italia

Andrea Pasini Trezzano sul Naviglio.

Di Andrea Pasini Trezzano sul Naviglio.

A volte conviene gettare lo sguardo al di là del confine, in Francia, non tanto per imparare i metodi di integrazione e costruzione di una società multiculturale (che anzi là sono drammaticamente falliti), quanto per fare nostra la loro constatazione che l’integrazione è impossibile.
Risalgono a qualche tempo fa e crearono parecchio scandalo le dichiarazioni dell’allora ministro dell’Interno francese Manuel Valls (poi diventato premier) sull’urgenza di “smantellare i campi rom in Francia” e di “rinviare i rom alla frontiera” in quanto “la loro aspirazione è tornare in Bulgaria e Romania”. In quelle frasi c’era l’ammissione che i primi a non volersi integrare sono gli stessi rom che “hanno modi di vita molto diversi e in contrasto coi nostri”; c’era il riconoscimento che una civiltà si fonda sulla condivisione di stessi luoghi e modi di vivere, non sul loro rifiuto o sull’utopia di poter conciliare culture e stili di vita agli antipodi; e c’era la preoccupazione sugli enormi problemi di natura sociale che quella mancata integrazione crea, dal degrado alla sicurezza, dalla spesa pubblica per garantire l’esistenza dei campi nomadi alla questione culturale di cosa significhi avere un’identità francese ed europea.
Ebbene, quelle frasi di Manuel Valls tornano tremendamente di attualità oggi e nel nostro Paese, uno Stato voglio ricordarlo in cui i rom rappresentano numericamente un’emergenza sociale non minore che in Francia, visto che sono in tutto ben 180mila. E, proprio come Oltralpe, anche da noi hanno l’abitudine ammessa da loro stessi e confortata da ripetuti episodi di cronaca di vivere “a spese nostre” in un triplice senso: perché si rifiutano categoricamente di pagare le tasse; perché vengono assistiti dal nostro Stato con erogazioni a pioggia (l’ultimo piano Rom è costato al nostro Paese 60 milioni di euro); e perché per tirare a campare anziché lavorare come tutti gli altri onesti cittadini, spesso si abbandonano a pratiche illegali o propriamente criminose (inutile citare i ripetuti casi di borseggi e furti nelle abitazioni).
A ciò si aggiunge il rifiuto del concetto stesso di vita stanziale e di adesione alle più elementari norme sanitarie. Basti fare un giro nei campi rom per capirlo: la presenza di baracche e catapecchie al posto di regolari fabbricati, e la mancanza dei requisiti sanitari fondamentali ne fanno quasi dei luoghi di sospensione delle normali condizioni di civiltà, isole infelici escluse dalla modernità, oltreché aree a margine in cui il rischio di autoghetizzazione e di auto-esclusione è fortissimo.
Allora, adesso che si vota nelle più grandi città italiane, da Milano a Roma (dove si concentra la più alta percentuale comunità rom) che facciamo, continuiamo a tenere aperte queste baraccopoli e magari a favorire il proliferare di quelli illegali, incentivando in tal modo anche il crimine che là trova quasi un brodo di coltura? O piuttosto prendiamo misure drastiche alla Valls? E cioè, chiudere tutti i campi rom (anche quelli legali) a meno che non cambino natura, cioè si adeguino ai normali criteri abitativi, urbanistici e igienico-sanitari del resto della città; accompagnare alla frontiera (come dice Valls) i rom che rifiutano di vivere in Italia e dare loro l’ “opportunità” (chiamiamola così) di tornare nel loro Paese (formalmente non sarebbe un’espulsione né una violazione di Schengen, ma un venire incontro alle loro aspirazioni di vita, incompatibili con la nostra civiltà); estradare tutti i rom che delinquono, facendoli processare nel loro Stato di origine, con la condizione di non poterli mai più far rientrare in Italia; espellere (stavolta in senso letterale) tutti i rom non comunitari.
Sarebbero queste le misure adeguate, che dovrebbero affiorare nei programmi elettorali dei candidati sindaci delle città italiane. E invece, da destra a sinistra, è quasi silenzio. Si ha troppa paura di violare il politicamente corretto, di apparire scomodi, di risultare xenofobi e si preferisce così eludere il problema, anche a costo di farsi del male. Se è un calcolo elettorale, dite ai candidati che si sbagliano di grosso: i rom, tra le altre sane abitudini dei cittadini italiani, rifiutano anche quella di votare… www.ilgiornale.it
Di Andrea Pasini Trezzano sul Naviglio

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